INTERVISTA DELL’INCHIESTA A DANIELA BIANCHI: DOMANI A ROMA CON ZINGARETTI PER RADICARE IL CAMBIAMENTO NO AL LEADERISMO. RIPARTIAMO DAI TERRITORI E DALLE PERSONE PER RIGENERARE IL CENTRO-SINISTRA

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Mag 4, 2018 dbnews, DBPensiero 0 496 Views

INTERVISTA DE “L’INCHIESTA” DEL 5 MAGGIO 2018

L’alleanza del fare si da appuntamento a Roma, con Nicola Zingaretti all’ex dogana, sabato 5 maggio alle 10.30.

Pensa che Zingaretti possa diventare ufficialmente l’anti Renzi con l’iniziativa programmata per sabato?

Nel “laboratorio Lazio” non abbiamo mai creduto nella politica dell’anti, abbiamo sempre lavorato per la politica del “pro”. Io stessa non ho mai creduto nel masaniello di turno, salvatori della patria o capopopoli. Ne abbiamo avuti fin troppi in questi anni e gli effetti sono sotto gli occhi di tutti. Il leaderismo sfrenato ha solo lasciato macerie e un centro-sinistra dilaniato e ai minimi storici. Ecco anche perché Zingaretti in questi anni ha sempre rifiutato l’etichetta di anti-Renzi. Non perché non avesse le capacità o il carisma per contrastare l’ex segretario del PD, ma per provare a gettare in campo un modo di fare politica diverso e utile alle persone. Mentre imperversava la politica dell’anti, SOTTO LA GUIDA DI Zingaretti ABBIAMO amministrato una Regione che dopo gli scandali e le ruberie è tornata a crescere provando ad includere chi per anni era stato dimenticato. Lo abbiamo fatto con l’uscita dal commissariamento nella sanità, con le politiche sullo sviluppo e sul lavoro, senza dimenticare la riforma del welfare attesa da 16 anni.Grazie a questa innovazione e questo metodo, nel Lazio possiamo raccontare una storia diversa rispetto al caos nazionale. Il 4 marzo mentre tutta Italia decretava la vittoria del populismo. 350.000 elettori ed elettrici nel Lazio decretavano la vittoria del centro-sinistra, perché i cittadini hanno capito e sostenuto il faticoso lavoro fatto in questi anni per risollevare una Regione che era sull’orlo del fallimento.

 
Allora quale messaggio si vorrà lanciare sabato mattina insieme a Zingaretti?

Partiamo dal modello Lazio per rigenerare la politica a partire dai territori e dalle persone. Quello che serve oggi è ricostruire una comunità, un dialogo, un pensiero collettivo, solo così possiamo provare a ricostruire un progetto politico comune che allontani i facili richiami del populismo. In questi anni il Presidente Zingaretti e il Vice Presidente Smeriglio hanno dimostrato che con una coalizione larga e con un dialogo nel segno della discontinuità si può riaffermare un protagonismo. Anche perché la pretesa di un’auto sufficienza sia per la Sinistra sia per il Pd, ha mostrato tutti i suoi limiti. Ripartiamo dalle cose da fare, dalle risposte da dare alla giovane coppia in cerca di futuro, all’anziano in difficoltà, dalla famiglia con una persona disabile da accudire al cinquantenne in cassaintegrazione. Ripartiamo da come costruire una nuova economia, dando opportunità ad un’intera generazione che da anni siede in panchina senza avere la possibilità di mostrare il proprio valore.
 
Il questo quadro come giudica il voto del 4 marzo e il caos che ne è conseguito a livello nazionale?

Il voto del 4 marzo ha sancito più la delegittimazione di un certo modo di fare ed essere politica, che non il pieno convincimento dell’offerta populista e scapigliata che c’era su piazza. La figura di Zingaretti in questo vuoto prende in mano la situazione, non giudica, tiene insieme l’aspetto politico e quello ammnistrativo, sul piano politico propone una riflessione e un pensiero lungo, allude alla necessità della ricostruzione di un pensiero collettivo, a rigenerare la speranza, mentre sul piano amministrativo da un’agenda con 10 azioni concrete, fissa il perimetro, chi c’è c’è altrimenti si va a casa.

 
La “rigenerazione” annunciata da Zingaretti riguarderà anche le prossime amministrative?

Lo spero! Già dalle prossime amministrative dovremo tentare lì dove possibile di mettere in campo coalizioni di centro-sinistra “del fare”. Persone e associazioni unite da un progetto per la propria città senza commettere gli errori del passato che hanno consegnato importanti città al centro-destra. Basta con le discussioni infinite sui nomi e sulle correnti, sulle linee di fedeltà o sui cerchi magici. C’è la necessità di tornare ad un confronto dialettico umile e concreto, dobbiamo mettere in campo un nuovo rapporto con i giovani, lasciarci contaminare da loro e non viceversa, dobbiamo evitare di attorcigliarci intorno alla retorica o a capri espiatori.

Iniziamo a lavorare per includere più persone possibili nelle decisioni, per ascoltare e raccogliere le tante energie sui territori. Con la fatica quotidiana e anche perdendo rendite di posizioni. Osiamo! In fondo è quello che personalmente ho provato a fare in questi anni e che come territorio abbiamo la responsabilità di fare anche nei prossimi anni.

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