INTERVISTA SU L’INCHIESTA: POLITICA PROVINCIALE PARLA SOLO DI SE STESSA CON ZINGARETTI STIAMO PROVANDO A CAMBIARE LE COSE CON SFIDA DELLA BELLEZZA

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Mag 8, 2017 dbnews, DBPensiero, Rassegna Stampa, Sanità, Stampa, Valle del sacco 0 496 Views

Alla consigliera regionale del Movimento
Democratico e Progressista, Daniela Bianchi, abbiamo chiesto se la programmazione proposta dalla Regione Lazio,
con la previsione del nuovo ospedale di Sora, non sia più una sortita elettoralistica che il frutto di un piano ponderato e
concreto.

 
Quali secondo lei le priorità che la politica provinciale dovrebbe avere?
Abbiamo una sola sfida da vincere quella della autorevolezza e rappresentatività. L’unica che ci consentirebbe di autodeterminare il nostro futuro. Penso che l’attuale politica provinciale, sia enormemente in difficoltà rispetto alle grandi questioni ma anche alle piccole. Potrei risolverla usando parole come più lavoro, più sviluppo, più sostenibilità, più innovazione, ma resterebbero vuote n assenza di una visione di sistema. La verità è che questa politica non ha più come priorità l’organizzazione della società, non è più in grado – con gli attuali schemi – di riconoscere le questioni, cercare gli interlocutori giusti, fare da pungolo sulle responsabilità collettive e così finisce per parlare di sé stessa, di accordi, sigle, nomi e candidature, che non fanno comodo solo alla politica ovvio. Scrivere proposte, fare interventi concreti, cercare la mediazione politica su cose concrete e su obiettivi misurabili, sono tutte attività prigioniere di un dibattito autoreferenziale o della ricerca del consenso. E quando ci sono fanno difficoltà ad arrivare a meta. Si continua a parlare di sviluppo sostenibile, e allo stesso tempo i ruoli chiave, che dovrebbero garantire la visione e il processo, vengono assegnati in base a giochi politici senza chiedere nessuna garanzia per il risultato da raggiungere. Ma senza adeguate politiche di sviluppo difficile dare risposte al sempre più crescente numero di “esclusi”. Ci piace dare il peggio, tacendo il meglio. E così rincorriamo la Terra dei Fuochi, dimenticando le battaglie fatte in questi anni per pretendere una bonifica fatta finalmente come si deve, dimenticando il presidio sociale delle associazioni e degli amministratori che hanno trovato il coraggio di denunciare una moltitudine di siti inquinati. Ignorando che esiste in quelle stesse aree, un mondo di piccoli imprenditori agricoli che producono eccellenze lottando ogni giorno per migliorare quella terra. Tacciamo anche sulle imprese che con la sola sfida dell’innovazione giocano ruoli chiave su altri territori, ma tacendo sul meglio, finiamo per perdere tutti.
 
Quindi qual è la sua priorità?
Rivendico a questa terra la sfida della bellezza, di una estetica anche politica, perché l’estetica è viatico dell’etica. Continuo a credere nelle forze nascoste e inascoltate di questa terra. Ne ho incontrate molte in questi anni, ad alcune sono riuscita a dare risposte, ad altre, forse molte, no, ma penso che ci sia ancora la possibilità con amministratori e cittadini, impegnati e non in politica, di costruire un orizzonte comune, fatto di partecipazione e di una politica concreta in grado di fare anche le rivendicazioni sociali che sono necessarie. Un centrosinistra all’altezza di questa identità non può sottrarsi a questa sfida
 

Lei ha delle possibili soluzioni?
L’accordo di programma Frosinone-Anagni (strumento che ha riacceso l’attenzione su questa provincia), il riconoscimento di area di crisi complessa, la nascita delle APEA (aree produttive sostenibili), la costituzione di distretti culturali evoluti, le Legge sui cammini, il turismo sostenibile, l’avvio di un bio-distretto in Val di Comino, diffusione della cultura della legalità, gestione sostenibile e trasparente dei rifiuti, il sostegno alle famiglie con soggetti autistici, il sostegno all’auto-imprenditorialità (vedi il caso della Videocoop) un centro epidemiologico per la valle del sacco, un piano di valorizzazione e non solo di bonifica per la Valle del Sacco. Sono questi alcuni dei progetti e i temi che ho sostenuto e che ho sempre preteso di portare dentro al confronto politico. L’ attuale dibattito non deve fermarsi a “con chi facciamo l’alleanza”, ma che cosa vogliamo fare da qui ai prossimi anni per questa terra e stabilito l’orizzonte bisogna lavorare insieme per raggiungerlo. A chi ha le verità in tasca e l’arroganza di posizioni pure dico che le attuali categorie politiche non sono più sufficienti a dare l’esatta dimensione del cambiamento. Dobbiamo trovare un altro terreno di confronto, largo, partecipato, libero.
 

Lei parla di partecipazione dei cittadini, le primarie non le sembrano un importante risultato per il PD?
Ogni volta che si lasciano esprimere i cittadini è una vittoria per la democrazia, va di moda dire così, ma anche in questo caso non ho visto un vero confronto, solo la volontà di posizionare i propri carrarmati in un Risiko che lascia fuori le vere discussioni. La politica non può essere questa, e un partito di governo non può avere questo atteggiamento. Azzerare qualsiasi confronto sui temi non fa crescere questa terra e regala spazio e voti ai populisti che alle prove di governo (vedasi Roma) falliscono, perché impreparati e senza cultura politica. E soprattutto non possiamo più tacere che la crisi di rappresentanza è evidente e i numeri lo dimostrano. La disaffezione verso la politica è un dato di fatto e anche quello dei giovani.
Per quanto riguarda il mio impegno, continuerò a lavorare per un centro-sinistra delle cose da fare, seguendo l’esempio della maggioranza regionale guidata dal Presidente Zingaretti con la quale stiamo provando a cambiare il Lazio e i suoi territori.


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